La Prefettura di Roma ha sospeso la licenza alla società di vigilanza Città di Roma Metronotte cooperativa per infiltrazione mafiosa. Si tratta dell'istituto che «sorveglia» i palazzi del potere della Capitale, tra cui la Banca d’Italia, la Rai, l’Ambasciata americana, l’Agenzia delle Entrate, alcuni ministeri, le linee metropolitane e che si è aggiudicata appalti da centinaia di milioni di euro per il servizio di piantonamento negli ospedali e nelle Asl di Roma. All'improvviso queste sedi istituzionali si sono viste sguarnite della sorveglianza armata. Dopo aver avuto notizia del provvedimento amministrativo firmato dal Prefetto che vieta a Città di Roma Metronotte cooperativa di prestare l’attività, i committenti sono corsi ai ripari contattando altre società di vigilanza. Lo scorso febbraio i finanzieri della Polizia tributaria, su delega della Procura di Roma, hanno perquisito da cima a fondo la sede amministrativa di Guidonia e le abitazioni dei nuovi e vecchi amministratori della società. In primis Fabrizio Montali, condannato lo scorso 8 novembre, in primo grado, a 18 mesi di reclusione per usura. Tra i capi di imputazione contestati c'era anche il riciclaggio di denaro e l'intestazione fittizia dei beni. Co-imputato nel processo: Enrico Nicoletti, ex tesoriere della Banda della Magliana.

Dopo aver saputo di essere indagato, Montali aveva chiesto di essere cancellato dall’organigramma aziendale da inviare a Prefettura e Questura, ma la scrivania del capo è sempre rimasta occupata da lui. L'inchiesta della Procura mira a far luce su un'evasione dell’Iva di 6 milioni di euro tra il 2010 e il 2012, e sui 10 milioni di debiti che sarebbero stati nascosti dentro una società rumena, quando nel 2008 la cooperativa Istituto di vigilanza città di Roma divenne Nuova città di Roma, per poi essere battezzata nel 2012 come l'attuale Metronotte città di Roma srl. A Carlo Mitra, quale presidente del consiglio di amministrazione dal 22 maggio 2008 fino al giugno 2013, e a Fabrizio Montali quale «dominus e amministratore di fatto dello stesso istituto», viene contestato di non aver versato l'Iva per un totale di oltre 6 milioni: 2.742.413 euro nel 2010 e 3.553.023 euro nel 2011. Sempre a Montali e agli altri sei indagati (con l’eccezione di Mitra) viene poi contestato di aver dato vita a una cooperativa, intestata a un ragazzo rumeno e trasferita in Romania il 14 novembre 2010, al solo scopo di liberarsi di 9 milioni 254 mila 879 euro di debiti accumulati, in modo da rendere «inidonea qualsiasi procedura di riscossione dei tributi».

fonte il tempo.it

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